Gesti e Segnali del Corpo
La gestualità delle mani e degli arti, i cenni del capo, l'espressione del volto e l'intensità dello sguardo accompagnano e sottolineano il dialogo. Come già detto, sono significativi nel momento in cui vengono percepiti nella loro globalità e inseriti nel contesto in cui si svolgono.
Paul Ekman e Wallace Friesen, due dei più importanti studiosi contemporanei di psicologia sociale, hanno catalogato in cinque categorie i segnali non verbali relativi ai gesti delle mani:
- segnali emblematici: gesti fatti intenzionalmente allo scopo di evidenziare o ripetere quanto espresso dal linguaggio verbale, se non sostituirlo in momenti particolari (esempi sono scuotere la mano in segno di saluto o indicare qualcosa)
- gesti illustratori: accompagnano la comunicazione verbale e cercano di illustrare quanto si sta dicendo; è possibile considerarli alla stregua di una punteggiatura visiva, in grado di indicare relazioni spaziali o identificare forme di oggetti; spesso variano a seconda degli ambiti etnici e culturali
- segnali indicatori dello stato emotivo: legati soprattutto agli stati di ansia e tensione, alcuni esempi sono lo scuotere il pugno (segno di rabbia), tamburellare le dita sul tavolo (segno di nervosismo) oppure coprirsi il volto con le mani (segno di disperazione)
- segnali regolatori: aiutano a cadenzare il dialogo, indicano il desiderio di intervenire o interrompere la comunicazione verbale
- gesti di adattamento: appresi nell'infanzia, divengono abituali nell'età adulta e apparentemente non hanno una finalità comunicativa intenzionale, ma spesso rivelano informazioni sulla persona e sul suo stato d'animo; un esempio sono toccarsi i capelli o il mento.
I cenni del capo sono i segnali del corpo più veloci e sono importanti sincronizzatori del procedere della relazione. Il cenno del capo fatto da chi ascolta è percepito da colui che parla come segnale di assenso e attenzione, svolgendo così funzione di 'rinforzo'. Un cenno di assenso comunica a chi parla di continuare nel discorso, invece una successione rapida di cenni di assenso indica che l'interlocutore vuole prendere la parola.
Per quanto concerne l'espressione del volto, dobbiamo prendere in considerazione gli spostamenti degli occhi, delle sopracciglia, dei muscoli facciali e della bocca. Essendo un importante mezzo della comunicazione non verbale, è al centro di molti studi, che che cercano di aggirare la capacità dell'essere umano di controllare e alterare le espressioni spontanee per giungere a cogliere l'emozione fondamentale (rabbia, paura, smarrimento, felicità...). Questo è possibile anche grazie all'osservazione di altri segni del corpo quali il rossore delle guance (imbarazzo), la dilatazione delle pupille (eccitazione), il battito cardiaco accelerato (ansia o eccitazione), etc.
Lo sguardo è parte integrante dell'espressione del viso ed è altamente significativo. Viene usato per avviare incontri, per salutare, per rafforzare la comunicazione. Durante la comunicazione verbale permette di avere informazioni di ritorno, di regolare e di sincronizzare la relazione. Gli studi avvalorano la tesi secondo cui non guardare in viso l'interlocutore sia sinonimo di rifiuto o indifferenza nei suoi confronti; viceversa, fissare intensamente un'altra persona rimanendo in silenzio crea una situazione di imbarazzo: gli sguardi lunghi significano un profondo interesse verso l'altro/a, spesso in senso sessuale. Nella comunicazione 'normale' lo sguardo tende a cadere nella zona intermedia tra naso e bocca.
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